Battista dei mirtilli

Angelo Paviolo
Battista dei mirtilli
ED. Grafica Santhiatese, VC, 2006

“Nel silenzio della notte che ormai era venuta avanti luminosa di una luna nascente il professore e Franco non avevano interrotto neppure con una sillaba il racconto di Battista che li guardò, e incominciò a cantare.”

Per immaginare il paese descritto in questo libro dobbiamo dirigerci nelle frazioni più alte delle Valli Orco e Soana, nel Canavese, quei luoghi dove nessuno abita più, ma le antiche case di pietra e i tetti di lose  resistono testardi, un paese in cui i nostri nonni si affaccendavano mordendo il passo alla vita.

Una vita che aveva regalato loro ben poco anzi, parlando in modo schietto, una vita che non aveva regalato loro proprio un bel niente. Se facciamo fatica a pensare a quelle storie, a quel “niente” rispetto al “troppo” di oggi, apriamo un libro che di quel paese, di quelle vite e di quei pensieri, ci racconta in modo accorato.

E’ un romanzo che narra di un uomo, ma è in fondo anche la storia di una civiltà e di tradizioni radicate nell’anima.

La storia di Battista, come ricorda l’autore, non è biografia di un uomo reale (anche se l’ispirazione è stata donata da Battista Goglio, conosciuto come barba Tëch), ed il luogo delle sue vicende può essere un comune canavesano qualsiasi (anche se somiglia un po’ ad Alpette…!), ma gli episodi sono frutto di esperienze vissute, di racconti tramandati oralmente nelle stalle, di piccoli pezzi di un puzzle che si chiama memoria.

E poi, però, è vera la guerra, la fame, è vera la fatica dura della montagna e la migrazione verso la città per trovare lavoro (i montanari canavesani erano molto richiesti per come sapevano lavorare il rame ed il ferro), sono reali le prime automobili a Torino, la tragedia della “spagnola”, la musica…

Che Battista sia un tipo particolare lo si capisce subito: già la sua nascita è segnata dalla leggenda, poiché, venuto alla luce senza preavviso, quando la madre raccoglieva mirtilli in mezzo ad un prato, si porta dietro in aeternum  il soprannome che leggiamo nel titolo, o in dialetto Batista dij Brosson.

I personaggi che incontra sul suo cammino sono tanti, da don Casimiro che è maestro di Battista, ne è il consigliere ed amico, alla buona Menica che è un po’ erborista ed un po’ dottore, ai volti conosciuti anche per poche pagine: il filo della commozione non si interrompe mai.

E poi si racconta di un amore… e quale amore è indicato per un personaggio come Battista? Quello assoluto ovviamente, non ne potrebbe conoscere altri: assomiglia a qualcosa di lieve come il volo di un aquilone per tornare con l’impeto di una valanga, e per lasciarci sulle note di “Elvira”.

Le parole sono antiche, ma i sentimenti e le emozioni sono quelle di oggi.

Angelo Paviolo (1924-2013) è stato professore, scrittore, giornalista. Per 35 anni ha ricoperto la carica di preside presso l’Istituto Cena di Cuorgnè ed è stato presidente del premio letterario Enrico Trione. Ha ottenuto il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana da Carlo Azeglio Ciampi. Tra i suoi libri: Moiola, Vita da preside, Piero Martinetti aneddotico.

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