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L'associazione Culturale ‘L Péilcan, il Comune di Pont Canavese, la Comunità Montana Valli Orco e Soana, il Parco Nazionale Gran Paradiso, bandiscono per l'anno 2006 il 5° Premio Letterario Nazionale “Enrico Trione – Una fiaba per la montagna”. Come è nel regolamento base di questo Premio Letterario, è lasciata piena libertà di scelta da parte dei concorrenti, purché le composizioni si attengano alle due essenziali caratteristiche dettate dal regolamento stesso: che si tratti di “fiabe” e che esse siano collegate alla montagna.
Ma ci pare giusto continuare ad indicare un tema preferenziale: quello proposto per quest'edizione 2006 è “UN TRENO PER LA MONTAGNA” . Esattamente cento anni fa il nostro trenino “La Canavesana” collegava per la prima volta Torino alle valli Orco e Soana, inaugurando la stazione terminale di Pont Canavese. La strada ferrata si era fermata per quasi cinquant'anni a Rivarolo poi aveva fatto un balzo sino a Cuorgnè e qui aveva preso fiato per un decennio.
Era un treno piccolo, con simpatiche e lucenti vaporiere e vagoni tipo Far West, e tali continuarono ad essere sin oltre la metà del secolo scorso: di tanto in tanto salgono ancora come allora a pavoneggiarsi di vapore e di fischi festosi in occasione di ricorrenze speciali. Il primo luglio 1906 il convoglio inaugurale venne accolto festosamente da tutta la popolazione, e da concerti campanari delle chiese, dalle sirene delle fabbriche, dalla storica banda musicale cittadina, dai cori preparati da bambini e da adulti, ma anche dal suono argentino delle centinaia di cappelle sparse nella cerchia delle montagne circostanti.
Un tripudio di bandiere e berretti sventolati, di abiti da festa solennizzava la fine dell'isolamento, festeggiava dirigenti, ingegneri, maestranze mentre delegazioni di studenti, commercianti, operai inneggiavano a quest'opera che alleviava la loro fatica tesa a portare a Torino la ricchezza delle loro menti, dei loro prodotti, delle loro fatiche. Questo treno porterà dalla pianura migliaia di balle di cotone, tonnellate di tondini di metallo, montagne di pietre e terre che la sapienza di migliaia di operai canavesani trasformeranno e restituiranno alla pianura come filati e tessuti, motori e carrozzerie, stufe e stoviglie.
E un treno diverrà anche “Reale” quando convogli speciali trasporteranno re e regine d'Italia e d'Europa, ambasciatori e nobili, grandi funzionari e ricchi signori con le loro dame, alle partite di caccia e alle passeggiate nei boschi e sui monti. Turisti e alpinisti giunsero numerosi; botanici, geologi e entomologi cercarono i nostri alpigiani che erano spalloni o boscaioli perché facessero loro da guida. Tutti si fecero raccontare dai vecchi le storie di quei luoghi: perché sentivano che se vi continuavano a viver animali e fiori misteriosi e scomparsi altrove - l'aquila e lo stambecco, l'ermellino e il camoscio, la scarpetta della Madonna e il genepì - se la gente continuava faticosamente a vivervi tutto l'anno doveva essere per qualcosa di bello, di misterioso e unico; e così sentirono favoleggiare: di elfi, di giganti, di fate dolci e servizievoli, di masche misteriose e pericolose, di demoni e di santi.
Quel gigante di ferro, che si circondava di vapore e che sibilava il suo grido per annunciarsi in arrivo era venuto anche lui a incontrare questo mondo antico e fratello, a conoscerne le storie antiche, e a farne parte. La storia della nostra “Canavesana” è diversa ma simile a quella di tutti i treni che nel nord hanno raggiunto la montagna, e vi hanno trovato e raccontato le vicende dell'uomo e la magia dei luoghi. Ci piacerebbe che i nostri bravi scrittori ci parlassero di queste cose; facendoci rivivere con l'epopea del nostro trenino cose antiche e ambientandone di nuove, di quelle che nascono dal loro cuore e dalla loro fantasia, per farle vivere e cantare anche nei nostri, per la gioia dei bambini di oggi e dei bambini di allora.
Che siamo tutti noi.
Angelo Paviolo
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