Le metamorfosi di Ladyhawke

“…Nemesi si tuffava in acqua e diventava un pesce, Zeus per prenderla si trasformava in castoro; lei si levava in volo come oca selvatica e Zeus diventava anche lui oca, o cigno. E in quella forma riuscì ad averla”

Paola Mastrocola

I miti greci pullulano di metamorfosi (così racconta anche il maestro Ovidio), sia divinità che esseri umani si trasformano in ogni forma per rappresentare eventi simbolici, per sfuggire alle calamità, molto più spesso per amore. La metamorfosi indica un rapporto molto stretto con la natura e diventa “spiegazione” del mondo.

Poi i tempi sono cambiati e i dubbi esistenziali notevolmente ingranditi. Kafka, nel suo racconto forse più celebre, ha scavato nelle nostre paure e ci ha sbattuto in faccia l’incubo del quotidiano, mentre il povero Gregor Samsa trasformato in scarafaggio lotta con la parte nascosta di sé. Dubbi, crisi d’identità, lato oscuro…

E il mondo delle fiabe?

Le trasfigurazioni dei personaggi o degli oggetti sono numerose e quasi sempre all’interno del percorso narrativo diventano utili ai fini della risoluzione di un evento, di un problema.

La stessa Cenerentola si trasforma per recarsi al ballo, o Grimilde la perfida matrigna di Biancaneve grazie alle arti magiche può invecchiare e imbruttirsi. Nel Gatto con gli stivali, una straordinaria favola riletta nella versione di Charles Perrault, il protagonista che adopera astuzia e fantasia riesce a fronteggiare un terribile orco, dopo averlo ingannato e indotto a tramutarsi in topolino…

Sempre insieme… eternamente divisi

La storia di Ladyhawke ha più di trent’anni, ma ancora oggi è molto amata dalla generazione che ha potuto vederla per la prima volta al cinema e può diventare una scoperta anche per i più giovani. Si tratta di uno dei primi esperimenti del genere fantasy e conserva l’innocenza degli esordi… La lotta tra il Bene e il Male è netta, non ci sono dubbi a riguardo e i protagonisti sono limpidi sia in un caso che nell’altro: però l’atmosfera fiabesca rende i contorni indefiniti, si tratta di avvenimenti senza luogo e senza tempo.

Anche la colonna sonora è molto particolare; è stata prodotta da Alan Parson insieme a Andrew Owell (The Alan Parsons Project) con musiche che mescolano rock, techno e orchestra per un risultato del tutto inatteso.

Oggi la cinematografia del genere porta i nomi de Il signore degli anelli o di Harry Potter, sembra tutto molto più complesso, ma nulla è stato tolto al fascino misterioso della pellicola del 1985 diretta da Richard Donner: una storia al confine.

La trama del film

Un Medioevo cupo e spettrale ci apre le porte: gli zoccoli dei cavalli calpestano le pietre e conducono cavalieri dalle nere armature. Nel territorio di Aguillon (Aquila nella versione originale) il giovane ladruncolo Philippe, detto il Topo, riesce a fuggire dal carcere attraverso i condotti fognari e, nuovamente catturato quando torna all’aria aperta, si trova davanti alle guardie che sono pronte per la sua esecuzione. Il ragazzo viene salvato da un misterioso cavaliere di nome Etienne Navarre ex capitano della guardia vescovile.

Il piccolo Philippe viene così a conoscenza dell’incredibile storia del capitano, che viaggia perennemente con un falco sulla spalla e usa una temibile balestra per difendersi… Alcuni anni prima Navarre si era invaghito di Isabeau donna nobile e bellissima, costretta a fuggire dalle grinfie del terribile e spietato Vescovo di Aguillon, anch’egli innamorato di lei.

L’amore dei due protagonisti viene scoperto e l’eminente prelato dà sfogo alla sua ira concludendo un patto con il Diavolo e realizzando un malefico sortilegio: Isabeau di giorno sarà un falco e solo la notte riacquisterà sembianze umane, mentre Navarre avrà il suo vero volto di giorno, e dopo il tramonto, nelle tenebre, diventerà un lupo. I due amanti non potranno più conoscersi nel loro vero aspetto a meno che… sopraggiunga “Notte senza Giorno e un Giorno senza Notte”, ovvero una salvifica eclisse solare…

In viaggio per scoprire i luoghi da fiaba

Forse non a tutti è noto come il film sia stato girato per buona parte sul territorio italiano, benché nomi e toponomastica abbiano fatto riferimento alla Francia del XIII secolo.

E potrebbe diventare l’idea per un viaggio alla scoperta dei castelli di Ladyhawke o per visitare i luoghi dove hanno passeggiato Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, e i loro sguardi si sono incrociati per un brevissimo istante all’alba fredda di un mattino.

Castello di Soncino

Sulle loro orme possiamo arrivare a Soncino (Cremona) e osservare il castello che conserva ancora l’aspetto originario e poi dirigerci verso nord addirittura verso le tre cime di Lavaredo nelle Dolomiti, dove riposa placido il piccolo lago d’Antorno.
Martin Kraft, MK 08784 Castello di Soncino, CC BY-SA 3.0

Rocca Calascio

O forse visitare il Parco Nazionale del Gran sasso, e in Abruzzo soffermarci a Rocca Calascio (dalla cui torre è precipitata la bella Isabeau), oppure a Castel del Monte, e arrivare alla chiesa di San Pietro a Tuscania (Viterbo)…

Se poi, durante il viaggio, a qualche lettore (o lettrice) capitasse di attraversare un acquitrino e di incontrare un simpatico ranocchio perché non provare a baciarlo?

Dopo il primo moto di repulsione ecco tornare la speranza di una metamorfosi, o la delusione di ritrovare noi stessi ancora una volta umani.

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