Pachamama

Madre Natura o Pachamama come la chiamano i popoli andini del Sudamerica, è sempre stata in vari modi, protagonista delle fiabe. In moltissimi racconti tutto ciò che fa parte del creato viene rappresentato su un piano egualitario. Parlano gli Animali, le Piante, le Pietre, il Fuoco, l’Acqua, e tutti in egual misura soffrono, gioiscono e piangono. Quando invece la Natura è presente con i suoi paesaggi meravigliosi, contribuisce in modo determinante alla trasformazione dei protagonisti. Se pensiamo ai 4 elementi che la costituiscono Terra, Aria, Acqua e Fuoco, è frequente che questi assumano significati simbolici aiutando chi scrive a rappresentare mondi sconosciuti o concetti assoluti. Ecco allora che una discesa nelle viscere della Terra, attraverso caverne o pozzi, può rappresentare il viaggio nelle profondità dell’inconscio. L’ Aria con il cielo come dimora degli dei è il luogo da dove arrivano messaggi, risposte e suggerimenti. L’ Acqua rappresenta il liquido amniotico alla base della nascita di ogni forma di vita. Infine il Fuoco che risale verso il cielo è simbolo di purificazione, cambiamento o distruzione.

Le cose a quanto pare sono cambiate e stando a quanto rilevato da un recente studio della University of Nebraska-Lincoln, la Natura è quasi sparita dai racconti dedicati ai più piccoli. Analizzando 8100 illustrazioni contenute in 296 best-seller per l’infanzia pubblicati fra il 1938 e il 2008, i ricercatori americani hanno rilevato che fra il 1930 e il 1960 gli elementi naturali e cittadini sono stati raffigurati in egual misura, e ma dal 1970 è cominciata una netta supremazia delle illustrazioni il cui soggetto è la città ed una progressiva scomparsa di elementi e paesaggi naturali. Le storie d’altro canto concentrate sempre di più sulla vita cittadina si allontanano o escludono completamente la natura dalle loro trame. Inseguendo i cambiamenti dello stile di vita dei bambini, la letteratura per l’infanzia di oggi si avvicina molto al mondo veloce e concitato dei videogiochi, in cui il genere fantasy disconosce il legame tra uomo ed elementi naturali. Il rischio di un così radicale cambiamento potrebbe essere quello di allontanare i bambini dai problemi ambientali e delle specie animali.

Questo scenario a di poco apocalittico non può che riportare la mia attenzione su Pachamama e probabilmente su una delle sue più incredibili creazioni: la Montagna dai Sette Colori in Perù. Sulle cartine geografiche indicata come Montaña Vinicunca, è meta ogni anno di migliaia di turisti. Alta 5.100 metri, si trova al confine tra Pitumarca e Cusipata, a circa 100 chilometri da Cusco. Questa meravigliosa montagna, che ha iniziato a mostrare i suoi colori solo quaranta anni fa, nonostante dal 2010 sia stata dichiarata Patrimonio nazionale dell’umanità, è oggi minacciata dall’azione dell’uomo. I depositi minerali presenti nel terreno che determinano questa incredibile esplosione di colori, fanno gola ai soliti seguaci del dio denaro. Infatti come denunciato da diverse ONG sull’area era stato dato il permesso di effettuare estrazioni. Per fortuna a seguito delle polemiche delle popolazioni locali, la società mineraria concessionaria della licenza ha deciso di rinunciare. Emergenza rientrata per ora, ma la minaccia stando a quanto dicono gli attivisti locali potrebbe ritornare in futuro.

PREGHIERA A PACHAMAMA

“Terra, Dea divina, Madre Natura, che generi ogni cosa e sempre fai riapparire il sole di cui hai fatto dono alle genti; guardiana del cielo, del mare e di tutti gli Dèi e le potenze; per il tuo influsso tutta la natura si quieta e sprofonda nel sonno. E di nuovo quando ti aggrada tu mandi innanzi la lieta luce del giorno e doni nutrimento alla vita con la tua eterna promessa; e quando lo spirito dell’uomo trapassa è a te che ritorna. A buon diritto invero tu sei detta Grande Madre degli Dèi; Vittoria è il tuo nome divino.
Tu sei possente, Regina degli Dèi! O Dea io ti adoro come divina, io invoco il tuo nome, degnati di concedermi ciò che ti chiedo, in modo ch’io possa in cambio colmare di grazie la Tua divinità, con la fede che ti è dovuta..”

Erbario inglese del XII secolo, British Museum.

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